domenica 24 maggio 2020

Il segno di un posto differente

Durante il lockdown, per giorni e notti ho tenuto acceso il Tascam, e registrato i suoni intorno alla mia casa.

Niente di nuovo sotto il sole, e nemmeno sotto la Luna, ma le sonorità sono differenti.


I suoni qui

venerdì 1 maggio 2020

E' buono e si sente

Dal 18 al 21 ottobre 2020 sono stato presente con un'installazione presso la Fiera di Bergamo, all'evento "Forme".
Pubblico con estremo ritardo un po' di materiale e fotografie; i suoni qui.


In tutto c'erano 5 pulpiti per ascoltare in cuffia il "viaggio" che compie il latte per diventare formaggio: Mucche, Latte, Cagliata, Forme.


I pulpiti riportavano un originalissimo spartito ...


Infine il depliant di presentazione dell'installazione; mi piace un sacco la definizione che viene data di me: "Una curiosa figura di ingegnere informatico e geofisico ..."




venerdì 20 ottobre 2017

Il Paesaggio del Casaro


Nuovo progetto, a cura di Elena Turetti: "Dopo un lungo anno di lavoro, lo scrigno si apre, non vediamo l'ora di raccontarvi quel che abbiamo vissuto!"
Io parteciperò con un breve live.

Accorrete numerosi!




domenica 25 giugno 2017

Radio@Pontevico



Arriva un invito per partecipare ad un concorso, tema "Le onde corte".

C'è poco tempo, ma tante idee.
Ancora una volta ... la casa di Pontevico.

Ho registrato e selezionato ore e ore di radio, ed ho vissuto nella casa di Pontevico per un giorno con l'amico Lorenzo, ascoltando le registrazioni e raccogliendo, con due coppie di microfoni e in momenti diversi, l’interazione tra le onde corte e la casa stessa.

Le onde corte registrate se ne andavano in giro per la casa e noi anche.

Si possono ascoltare lingue molto particolari: Uyghur, Pashto, Yoruba, Hausa, Hindi, Kanuri, Tachelhit, Amharic, Urdu, Tajik, Yoruba, Dyula, Ao, Bambara, Oriya, Fulfulde, Kachin,Tigrinya/Afar e perfino English.



Le registrazioni originali editate, parte1 e parte2

E il brano spedito al concorso.

Buon ascolto!

PS: questa radio l'ho trovata là, ma non c'entra nulla. Però è bella.


sabato 5 novembre 2016

HALF NOISE


Un mix di suoni tipici delle onde corte, un brano trasmesso da All India Radio (che mi rievoca il Tempio della Sabbia di Ocarina of Time).
Suoni che arrivano da chissà dove, All India Radio da Bengaluru, 7.000 Km da qui.


Il risultato non è male.
Da ascoltare qui.




martedì 16 agosto 2016

Non Directional Beacons - TAH

Il mondo delle onde corte è prodigo di sorprese; tra le tante i cosiddetti NDB, Non Directional Beacons.
Da Wikipedia:

Il Non-directional beacons, conosciuto anche con la sigla NDB, è un radiofaro non direzionale molto diffuso, assieme al VOR, e usato per la navigazione aerea strumentale (IFR).
L'NDB lavora in onde medie sulle frequenze comprese tra 300 e 1750 kHz, trasmettendo un'onda continua in polarizzazione verticale, su cui si sovrappone unamodulazione di ampiezza di un segnale audio, attraverso la quale lo strumento comunica il suo identificativo in codice Morse e fornisce all'aeroplano riferimenti che consentono al pilota, tramite lo strumento ADF (Automatic Direction Finder), di risalire alla direzione di volo . Vista la banda in cui opera, le onde radio emesse da un NDB seguono la curvatura terrestre (essendo riflesse dalla ionosfera) e pertanto il segnale può essere ricevuto, anche a basse quote, a grande distanza.
D'altra parte l'NDB è soggetto ad alcuni errori:
  • effetto terreno: la presenza di rilievi (montagne, colline) riflette il segnale modificando i rilevamenti sull'ADF;
  • effetto notte: le fluttuazioni notturne della ionosfera possono modificare i rilevamenti, soprattutto per frequenze superiori ai 350 kHz;
  • effetto costa: le linee di costa hanno la proprietà di rifrangere le onde a bassa frequenza. Procedendo parallelamente alla costa l'ADF può presentare valori errati;
  • effetto temporale: dato che i fulmini emettono onde radio su tutte le basse e medie frequenze, l'indicatore dell'ADF può essere temporaneamente deviato verso il temporale;
  • effetto virata: virando si inclina il piano orizzontale dell'antenna, modificando il rilevamento.
La posizione di un NDB sull'ADF è espressa in gradi rispetto alla stazione; il pilota una volta selezionata la frequenza della radioassistenza, riceve in cuffia il nominativo della radioassistenza stessa in codice Morse.

Ho "composto" questo brano con il radiofaro di Istanbul ed uno strano predicatore, appassionato, accorato.
Spero vi piaccia il risultato finale.

Da ascoltare qui.


giovedì 7 luglio 2016

WaveWakeWaveWakeWaveWakeWaveWakeWaveWakeWaveWakeWaveWakeWaveWakeWaveWake

Recentemente sono tornato al radioascolto, ed ho coinvolto l'amico Lorenzo, che si è appassionato di poesia concreta, e mi ha coinvolto.

Abbiamo pensato ad un progetto comune: composizioni di radioascolto commentate da poesie concrete, o poesie concrete commentate da composizioni di radioascolto.
Il progetto finale avrà una veste fisica, carta e CD.

Voglio però anticipare le composizioni di radioascolto sul blog, più o meno due brani al mese.

La prima proposta è "Cina-Italian".

Buon ascolto.


domenica 5 giugno 2016

Rapa Nui!

L'anno scorso, 2015, per la prima volta mi sono imbattuto ne Lo Spirito del Pianeta.
E' stata un'esperienza esaltante, in particolare sono rimasto affascinato dai Rapa Nui, dal loro progetto di realizzare un Moai a Chiuduno.
Ho chiesto loro il permesso di raccogliere i suoni della loro fatica, e me l'hanno concesso.
Presento qui la sintesi delle mie registrazioni.




domenica 13 dicembre 2015

Three Kings

Luglio 2015. 

L'amico John Roach decide di passare un paio di settimane in Italia con la famiglia e mi chiede aiuto per trovare un alloggio confortevole a Lovere o dintorni. 
Per un'incredibile concatenazione di eventi trovo disponibilità nell'appartamento in cui ho vissuto per oltre 40 anni, e poi ho venduto.
Dotato di una creatività incredibile (qui il suo sito), mi propone alcune uscite di fieldrecording.
Accetto di buon grado e coinvolgo un altro amico altrettanto creativo, Lorenzo.
Tappa: Pontevico, nella casa in cui Lorenzo ha vissuto molto tempo con i nonni da bambino e da ragazzo.
Scopo: usare la casa come strumento musicale, come cassa di risonanza del nostro "muoverci dentro".
Ci siamo divertiti tantissimo, durante il viaggio di andata, durante la giornata a Pontevico, durante il viaggio di ritorno. Una giornata indimenticabile.
Sotto, un improbabile selfie dei 3 eroi.




Le tracce
I titoli non sono correlati con ciò che avveniva in realtà, a loro volta vogliono stuzzicare un po' di curiosità.
  • La Stazione: è la metafora dell'intera avventura, l'arrivo, l'interazione con la casa mediante i suoni e la loro registrazione, ed infine la partenza. Ma i suoni di quel giorno ci sono rimasti nel cuore e nella testa per molto tempo dopo la partenza.
  • El Pontevico: dopo il primo giro di ricognizione e ascolto, finalmente si parte! John scopre un sacco di oggetti, incuriosisce Lorenzo e me e si comincia a far "suonare la casa".
  • Radio Pontevico: nessuna radio, solo onde elettromagnetiche captate mediante sensori, riprodotte acusticamente e raccolte con i suoni intorno alla casa.
  • Appetizer in Pontevico: ormai l'aperitivo era già stato consumato, ma meritava una menzione (a testa ci siamo bevuti un pirlo (Campari con il prosecco), una birra media ed una birra piccola; il tutto accompagnato da ogni ben di dio: patatine, arachidi, olive, pizzette e altro. Credo che il gestore del bar ci abbia fatto finire tutti gli avanzi della settimana. Quando ho fatto notare a Lorenzo che il pirlo era molto carico di Campari, la sua osservazione è stata: "Probabilmente la ragazza è inesperta". Viva l'inesperienza allora!).
  • Postcards from Pontevico: la parte finale della giornata, un saluto alla casa e a Pontevico. Sapendo che ci torneremo.
Suoni: Carlo, John, Lorenzo, Stella
Registrazioni e edit: Carlo

Sotto il player di archive.org, qui il link originale.






domenica 5 ottobre 2014

Il mio lavoro è così indietro

Prima del live del 18 ottobre prossimo vi voglio sottoporre due lavori "inediti", come la maggior parte dei miei lavori.
Sono due lavori particolari che per motivi che adesso non sto a raccontarvi non ho rilasciato nemmeno in edizione privata.







"Il Viandante, la sua Stella, la sua Ombra", finito di lavorare il 29 giugno 2010 alle 22.
Registrato camminando per uno dei mille sentieri di montagna che si dipartono da Azzone.
Il Viandante si incammina per un sentiero di montagna, seguito dalla sua fedele cagnolina, Stella, che è una Stella di nome e di fatto; in parte, la sua Ombra cammina vicino a lui, e lo protegge.
L'idea del live è nata da qui, allungando il tragitto del Viandante per i molti posti ascoltati in passato.









Basato su un'ispirazione analoga, "Home - HO ME"; finito di lavorare il giorno di Natale del 2010.
Ho piazzato i microfoni intorno a casa mia ed ho raccontato in suoni un paio di giorni comprimendoli in 25 minuti.
La fotografia qui sopra è una digitalizzazione di una diapositiva scattata nel 1985 ad Azzone, per una proiezione di diapositive su musiche di "Commercial Album" dei The Residents.
Lo stato d'animo, per altri motivi, era il medesimo: la sera prima c'era stato un violento temporale ed ero uscito sotto la pioggia battente, mezzo nudo, a prendermi tutta l'acqua.
In quel momento sentii che "avevo me".



giovedì 1 maggio 2014

Suoni delle impronte residue di un'arteria della Valgrigna

Sul finire del 2012 Marco Bigatti mi contattò per espormi l'argomento della sua tesi di laurea; l'ambizioso progetto consisteva nell'eseguire una ricerca sulle sonorità ambientali circostanti un antichissimo canale artificiale, il Vaso Ré.
Naturalmente ho immediatamente aderito al progetto, proponendo a Marco di procedere dapprima ad una scrematura dei luoghi secondo lui più adatti, per poi uscire a registrare e generare un archivio sonoro da allegare alla tesi.

Le origini

Marco riassume così la nostra impresa:
Poco timorosi di un antico detto popolare valgrignino: al föc burìga e a l’àiva fusìga (affrontare tempestivamente il fuoco e scappare a gran velocità dall’acqua), ci siamo avvicinati, anzi, immersi nelle sonorità millenarie del Vaso Re, antichissimo canale artificiale che da circa un millennio trasporta l’acqua del torrente Grigna fin dentro al cuore dei paesi dell’omonima valle. Partendo dagli accordi torrentizi delle origini, ci siamo prodigati nel tentativo di scandagliare la eco di questo Vaso (termine che designa un canale artificiale) Re (dalla radice indoeuropea *reo: scorro, riferito a corsi d’acqua perenni), raccogliendone le sfumature più calme, dolci, dei lavatoi e dei tratti pianeggianti, e quelle più dure, scroscianti, dei salti che azionano le ruote degli opifici ancora presenti in quantità (musealizzati e non, attivi o abbandonati). 
L’indagine acustica è proseguita fino a carpire le gorgoglianti note dei canaletti di scarico e, addirittura, degli sbuffi e delle vibrazioni provenienti da sotto i tombini, testimoni del parziale interramento del Re avvenuto negli ultimi decenni.
Inoltre, seguendo passo passo il percorso del canale, non abbiamo potuto esimerci dal varcare le soglie degli opifici ancora in attività, per registrare le particolarissime armonie del lavoro e delle antiche macchine a spinta idraulica. All’interno delle fucine, oltre ai ritmi serrati e potenti dei magli che ancora battono sul ferro incandescente per forgiare secchi, badili e quant’altro, abbiamo messo in evidenza le insolite sonorità composte di flussi d’acqua e aria provenienti dagli antichi mantici idraulici, le tine de l’ora (Fucina-Museo). 
Al mulino-museo, viceversa, abbiamo inciso il concerto quotidiano di ingranaggi, macine e setaccio, mettendoli a turno a fare i solisti.
Se in passato l’acqua rappresentava la principale forza motrice dell’economia di questi luoghi (fucine, mulini, segherie), ora il suo scrosciare simboleggia una tradizione che resiste, un modo di vivere non del tutto estinto, uno sfondo proveniente dal passato, sul quale i paesaggi sonori contemporanei del disordine non riescono tuttavia a prevaricare, quantomeno nel borgo di Bienno. 
«Non ci accorgiamo del rumore del Re – dicono i Biennesi - ma, quando lo tolgono, sentiamo il rumore del silenzio, e ci dà fastidio».

Vaso Ré accanto ad un'antica condotta in legno


Condotto in legno e canale di scarico

La Tina de l'óra

I suoni si scaricano da qui oppure si ascoltano dal player sottostante:

domenica 2 febbraio 2014

Lagoscuro

In questi mesi ho ascoltato molto il materiale registrato lassù; come faccio di consueto ne ho ottenuto una "compressione" temporale. Il termine l'ha coniato Chris Watson (che considero mio maestro insieme ad Eric La Casa, poi non so se loro sono felici di annoverarmi tra i loro allievi), ma io ero arrivato per conto mio ad una conclusione analoga.
6 ore di registrazioni in 18 minuti, scaricabili qui o ascoltabili dai 2 player.

Come sempre, nessun filtro o eco o effetto elettronico; quello che si sente è.

Vedretta



Lagoscuro


domenica 19 gennaio 2014

È LA MIA TERRA! Live Performance


Il 12 Ottobre 2013 ho avuto il privilegio di partecipare all'evento presentando ancora una volta "Il Viandante"; a Brescia è piaciuto e mi hanno chiesto un "bis".
È stata emozionante come la prima performance, pubblico un po' più numeroso ma un po' più vociante. Andrà meglio la prossima volta.


Qui sotto la registrazione, eseguita con il fedele DA-P1 (fa capolino sopra l'ADAT).
La registrazione è scaricabile liberamente all'indirizzo https://archive.org/details/Live131012




 

Elena Turetti su Maraèa scrive:
"Come si racconta una terra?
Forse innanzitutto ascoltandola. C'è chi lo fa letteralmente, chi come Carlo Giordani usa ogni mezzo ogni astuzia per cogliere, fermare, registrare, riprodurre il mondo a partire dal suono che ha. 
Per poterlo cogliere serve frequentarlo e frequentarlo con una certa intensità, per fermarlo infinita pazienza, e arguzia e rigore. 
Per riprodurlo e fare in modo che la riproduzione sia un nuovo originale, molta molta capacità di ascolto, e ancora pazienza ma soprattutto visionarietà ovvero capacità di immaginarsi in anticipo se quelle tracce sonore parleranno. 
Solo che in questo caso il salto lo fanno le nostre orecchie e non i nostri occhi. 
Ho incontrato Carlo, poco più di un'anno fa, l'ho ascoltato parlare del suo lavoro per quasi mezz'ora senza capire, poi mi si è aperta una piccola zona di luce quando sono arrivata a pensare che tutte le cose hanno un suono e le parole di Cage 'il silenzio non esiste' finalmente un senso."

Ringrazio Elena per queste belle parole, ha saputo spiegare meglio di come so fare io il mio intento.
Aggiungo:
"Gli occhi distraggono. 
A volte la vista è un dono scomodo; è il veicolo che prediligiamo per raccogliere segnali, ma la vista ci tende continue imboscate. 
Le orecchie invece non danno scampo: ascoltando i suoni senza contesto visivo, ciò che si sente, è. 
Forse i suoni attivano meglio degli occhi il cervello rettiliano. 
La mia opera? Munito di immaginari microscopi e bisturi acustici, seziono e isolo; per far sembrare la realtà più vera del vero non serve nessun effetto elettronico, ancora una volta ciò che si sente, è."

domenica 22 settembre 2013

Ce l'abbiamo fatta!

Lunghi preparativi, battaglie con il meteo, incastri con impegni professionali e personali.
Si doveva fare a luglio, poi uno rimanda, l'altro non può.
Insomma, finalmente il 20 agosto siamo partiti per il Lagoscuro.

Tre ore di dura camminata, zaini pesanti di attrezzature e cavi, e il Mandrone eccolo qui.


Un ottimo orzotto ai porcini, una Forst di cantina, poche decine di minuti di riposo, e via alla ricognizione di Lagoscuro.


Si cercano i posti per le prime registrazioni e per il lavoro di domani, ma soprattutto ci si gode lo spettacolo di questa incredibile montagna.
La vedretta compie il suo miracolo di generare acqua, noi raccogliamo i suoi suoni, quelli del vento, delle marmotte e dei pochi uccelli che vivono a questa quota.


Dopo un'ottima cena al rifugio, ci godiamo lo spettacolo della luna piena, e poi via a dormire, è dalle 5 che siamo in piedi, e domani la sveglia suonerà ancora alle 5.
Si parte prima dell'alba, ma lo spettacolo di cui possiamo godere merita il sacrificio.



Tutto lassù a quell'ora è unico e indimenticabile.
Via con la raccolta di suoni, il Lagoscuro è nostro.


Presto un post con i suoni.

martedì 1 gennaio 2013

trentanni Live@Brescia 23 dicembre 2012

Il cammino di un viandante





La mia passione per il field recording (o sound hunting o phonography) è nata circa trent'anni fa; in realtà fin dalle medie adoravo registrare voci e suoni con un radioregistratore Panasonic che spesso mi aggrovigliava le cassette. Registravo persino alcune trasmissioni ad onde corte, e più tardi ho persino preso la licenza di Short Wave Listener.
Come già detto altrove con i mezzi dell'epoca non riuscivo ad assemblare i racconti sonori come volevo, per cui piantai lì tutto fino al 2001.
Nel 2003 una live performance di Eric La Casa e Jean-Luc Guionnet mi illumina: 24 gruppi di microfoni dappertutto nel paese di Villacaccia di Lestizza, collegati ad un mixer a 24 vie. In diretta, a quattro mani, hanno “composto” il paesaggio sonoro che ne derivava.

Un sogno.

Ho cercato di avvicinarmi a quel risultato con il mio brano “Talmassons”, usando 5 minidisc di sorgenti registrate per raccontare l’ambiente del paese in cui alloggiavo in quei giorni.
Qualche anno dopo l'amico Andrea Marutti mi offre la possibilità di inserirmi in una serata di live performance in un centro sociale di Segrate; stavo traslocando, non riuscivo a prepararmi adeguatamente e, soprattutto, non avevo le idee chiare su come farlo. Non mi andava di presentarmi con un computer e manipolare i suoni su una tastiera qwerty, volevo fare una cosa tipo SimTrans, ma in quelle performance il tema e le tecniche erano differenti.

E a volte i sogni si avverano.

Più o meno tre mesi fa mi telefona Pietro (Arrigoni) e mi dice, senza offrirmi scampo: "Senti, visto l'interesse suscitato dal tuo intervento a I Cerchi del Legno dell'anno scorso, quest'anno per Natale nelle Pievi ho pensato ad una tua performance live a Brescia, il 22 o 23 dicembre. Il tema è il silenzio. Fammi sapere."
Un po' sgomento cerco di riprendermi; vorrei eseguire un mixaggio in tempo reale di una ventina di brani, stratificati su 5-6 tracce stereo, assemblati in tempo reale per creare un racconto. Il mixer ce l'ho, ma un player multipista?
Ne parlo con un altro amico, Piero (Villa), che mi fa: "Guarda, ho qui un ADAT della Alesis, 8 tracce digitali, per le altre tracce inventati qualcosa, un minidisc, un DAT".
Porta a casa l'ADAT, studia il manuale, prepara tutti i cavi, collega il tutto al mixer, collega
il minidisc, collegagli anche un DAT; la parte tecnica è fatta.
Adesso viene il bello: pensa al racconto, cerca i brani che possono andare bene, componi le sequenze, smonta tutto e ricomponi, e prova e riprova.

Insomma, il 23 dicembre, che tra l'altro è il mio compleanno per cui quel sogno è diventato il mio regalo, davanti ad un discreto numero di curiosi, ho dato vita al mio racconto sonoro.


Il viandante, parte alla ricerca del suono.
Incontra vento, stormire di foglie, un pascolo.
Ci sta fino a sera, fino ad ascoltare i suoni della notte.
Una costruzione lontana, quasi un artefatto alieno, entra, ascolta il pulsare della diga, la sua energia pervade l'aria, divampa ovunque.
Fuori ancora c'è vento, e una campana lontana lo attira in una chiesetta.
Incuriosito perlustra un'altra chiesa vicina.
Ma c'è una bambina che è ancora più curiosa di lui, Camilla.
Entra, esce, gli ronza intorno.

"Scusi, cosa stai facendo?"
"Registro i suoni che ci sono nella chiesa"

 

I luoghi oggetto delle registrazioni sono:
  • Azzone e in generale i boschi intorno (il viandante, pioppo, abete, noce, fuoco e vento)
  • San Glisente (vento, mattina e sera)
  • La Valle Rossa, a cavallo tra la Val Cavallina e la Val Seriana
  • Talmassons, in Friuli
  • Le Dighe del Venerocolo e del Pantano
  • Lovere, durante una grande nevicata
  • Monte San Martino, in Trentino Alto Adige
  • La chiesetta dell'Emigrante di Valmaggiore e la chiesetta di Fanovo
Il tutto registrato in digitale usando: microfoni large condenser, microfoni a elettrete, microfoni piezoelettrici, cavi d'acciaio.










Grazie a Lorenzo per il video e le foto.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato e che mi hanno sostenuto.
 

domenica 28 ottobre 2012

Eskimo #02

Come vennero le renne


Le renne mancavano agli uomini e allora uno di essi scavò una profonda buca nel terreno e ne vennero fuori tante, tante che la Terra ne fu quasi coperta. Il buon cibo per gli abitanti era assicurato ed era stato un dono della Terra.

Una volta non c'erano renne sulla Terra.
Ma poi a un uomo venne voglia di questi animali.
Egli scavò una gran buca profonda nel terreno, e da questa vennero su delle renne, molte renne.
Esse uscirono riversandosi sulla Terra, finché questa ne fu quasi coperta.
E quando l'uomo pensò che ce n'erano ormai abbastanza per l'umanità, chiuse la buca.
Fu così che le renne vennero sulla Terra.

da "Il Corvo Bianco. Miti e leggende degli Eschimesi a cura di Silvio Zavatti"

"E quando l'uomo pensò che ce n'erano ormai abbastanza per l'umanità, chiuse la buca."
Tipico della mentalità eschimese, popolo di gente buona, onesta, generosa, sempre sorridente.
Il futuro non esiste, il passato conta poco.
L'eschimese vive nel presente, secondo quanto gli viene offerto dalla giornata che sta vivendo.

domenica 21 ottobre 2012

Fovea Hex - Live@Viote di Monte Bondone


16 Luglio 2008
Con l'amico Ezio in Trentino, doppietta di meraviglie.
Dapprima la presentazione di "Cima Verde", lo splendido paesaggio sonoro che Chris Watson ha raccolto nei pressi di Monte Bondone.
Poi, nel tardo pomeriggio fino a serata inoltrata, il concerto di Fovea Hex.
Naturalmente ho registrato il concerto: Clodagh Simonds mi ha pregato di non pubblicarlo, non era soddisfatta della performance (Colin Potter, complici le birre, ogni poco si allontanava dal mixer e sono capitati 3 o 4 larsen).


Insomma, dopo 4 anni io non sto più nella pelle per condividere questa registrazione, è abbastanza buona, merita.
2 semplici microfoni ad elettrete, il solito minidisc, e via ...
Trovate i brani qui.











sabato 13 ottobre 2012

Il Respiro delle Dighe

E' stato un lavoro lungo: ascoltare ore di registrazioni, selezionare, scartare suoni (a malincuore), estrarre il respiro della macchina-diga.
L'amico Luís Antero ancora una volta mi regala spazio sulla sua netlabel.



Dighe, scaricabile gratuitamente qui.


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01
Si Sale
Siamo saliti alla diga del Venerocolo a piedi, il field recording richiede fatica.
Arriviamo al rifugio alle 12.30 di lunedì 4 luglio; subito un bel pranzo ristoratore, con zuppa d’orzo e polenta e capriolo; vino rosso.
Nel pomeriggio le prime riprese e le prime prove di registrazione.
Martedì  i guardiani ci hanno fatto provare l’ebbrezza del viaggio in funivia. Alla stazione i potenti rumori elettrici intonano la loro canzone.
Da qui in poi la diga del Venerocolo ci offre tutta la sua policromia di suoni.
Periodicamente vengono verificati gli organi di scarico di fondo, ed un’enorme quantità d’acqua versata a valle; è un test che garantisce che tutto funzioni correttamente se fosse necessario svuotare con urgenza la diga.
La sicurezza non basta mai, se gli organi elettrici dovessero fallire, una pompa diesel è pronta ad intervenire.
All’interno le perdite d’acqua sono convogliate in stramazzi, misurate e tenute sotto controllo.
Risalendo la montagna si arriva al fronte del ghiacciaio, che dona la sua acqua convogliandola in bocche, suggestive grotte di ghiaccio ricoperte di massi. In zona eseguiamo un po’ di registrazioni. Aspettiamo che alcuni dei grossi massi cadano dall’alto del fronte di ghiaccio.
L’acqua è troppo preziosa per essere gettata via: l’eccesso della diga del Pantano viene convogliato al Venerocolo da una lunga condotta sotterranea, scavata nella roccia; nei punti di controllo è visibile tramite un cunicolo.
L’aria della condotta, sotto la pressione dell’acqua, produce sbuffi periodici.
Torniamo dentro il Venerocolo: la diga è suddivisa in elementi, collegati tra loro da un lungo tunnel: ogni elemento ha il suo stramazzo.
02
Organi di Fondo
03
Pompa Diesel
04
Stramazzi EL6
05
Bocca del Ghiacciaio
06
Cunicolo
07
Sbuffo d'Acqua
08
Vento
09
Motori Esterni
10
Canale di Collegamento
11
Ancora Vento
12
Stramazzi EL5
13
Tunnel-Posizione 23
14
Elementi 4-5
15
Venerocolo-Lavedole-Pantano
Dopo un’intera mattinata dentro la diga del Venerocolo alla ricerca di racconti sonori che solo lei può conoscere, un panino, e via, discesa in funicolare fino allo smistamento di Lavedole e da lì risalita al Pantano.
Due i protagonisti: l’enorme diga e Giacomo, il loquace guardiano, anziano di 23 anni di guardiania.
Racconti dettagliati delle mille e più operazioni e monitoraggi necessari per mantenere vivo ed efficiente l’organismo–diga.
E … all’interno c’è da rimanere a bocca aperta, 32 elementi, l’Elemento 18, il cuore della diga: pompe, saracinesche, manometri, pressostati e altro ancora; la diga respira e pulsa.
Prima di tornare al rifugio, Raffaele ci fa un ultimo regalo, un test della sirena d’emergenza: nulla viene dato per scontato.
16
Il Respiro della Diga
17
Il Cuore della Diga
18
Sirena
19
Turbina
Ultimo giorno, la centrale del lago Benedetto.
Con due diverse funicolari Pierluca ci porta giù ai due alternatori da 12 MWatt ciascuno.
Tutta l’acqua raccolta dalle dighe viene convogliata alle turbine dalle condotte forzate, la centrale è l’ultimo anello di tutta la catena: la potenza dell’acqua finalmente diventa energia elettrica.
Qui tutto è sotto controllo, le lancette e il display degli strumenti inchiodati con precisione millimetrica.
Visita alla condotta forzata: 400 metri di salto, scavato nel ventre della montagna, con tanto di camminatoio a lato per l’ispezione; un totale di 1700 gradini, che si percorrono in circa 40 minuti.
Il portellone di ferro, spesso una spanna, che chiude la galleria conclude con uno schianto la nostra incredibile avventura.