domenica 22 settembre 2013

Ce l'abbiamo fatta!

Lunghi preparativi, battaglie con il meteo, incastri con impegni professionali e personali.
Si doveva fare a luglio, poi uno rimanda, l'altro non può.
Insomma, finalmente il 20 agosto siamo partiti per il Lagoscuro.

Tre ore di dura camminata, zaini pesanti di attrezzature e cavi, e il Mandrone eccolo qui.


Un ottimo orzotto ai porcini, una Forst di cantina, poche decine di minuti di riposo, e via alla ricognizione di Lagoscuro.


Si cercano i posti per le prime registrazioni e per il lavoro di domani, ma soprattutto ci si gode lo spettacolo di questa incredibile montagna.
La vedretta compie il suo miracolo di generare acqua, noi raccogliamo i suoi suoni, quelli del vento, delle marmotte e dei pochi uccelli che vivono a questa quota.


Dopo un'ottima cena al rifugio, ci godiamo lo spettacolo della luna piena, e poi via a dormire, è dalle 5 che siamo in piedi, e domani la sveglia suonerà ancora alle 5.
Si parte prima dell'alba, ma lo spettacolo di cui possiamo godere merita il sacrificio.



Tutto lassù a quell'ora è unico e indimenticabile.
Via con la raccolta di suoni, il Lagoscuro è nostro.


Presto un post con i suoni.

martedì 1 gennaio 2013

trentanni Live@Brescia 23 dicembre 2012

Il cammino di un viandante





La mia passione per il field recording (o sound hunting o phonography) è nata circa trent'anni fa; in realtà fin dalle medie adoravo registrare voci e suoni con un radioregistratore Panasonic che spesso mi aggrovigliava le cassette. Registravo persino alcune trasmissioni ad onde corte, e più tardi ho persino preso la licenza di Short Wave Listener.
Come già detto altrove con i mezzi dell'epoca non riuscivo ad assemblare i racconti sonori come volevo, per cui piantai lì tutto fino al 2001.
Nel 2003 una live performance di Eric La Casa e Jean-Luc Guionnet mi illumina: 24 gruppi di microfoni dappertutto nel paese di Villacaccia di Lestizza, collegati ad un mixer a 24 vie. In diretta, a quattro mani, hanno “composto” il paesaggio sonoro che ne derivava.

Un sogno.

Ho cercato di avvicinarmi a quel risultato con il mio brano “Talmassons”, usando 5 minidisc di sorgenti registrate per raccontare l’ambiente del paese in cui alloggiavo in quei giorni.
Qualche anno dopo l'amico Andrea Marutti mi offre la possibilità di inserirmi in una serata di live performance in un centro sociale di Segrate; stavo traslocando, non riuscivo a prepararmi adeguatamente e, soprattutto, non avevo le idee chiare su come farlo. Non mi andava di presentarmi con un computer e manipolare i suoni su una tastiera qwerty, volevo fare una cosa tipo SimTrans, ma in quelle performance il tema e le tecniche erano differenti.

E a volte i sogni si avverano.

Più o meno tre mesi fa mi telefona Pietro (Arrigoni) e mi dice, senza offrirmi scampo: "Senti, visto l'interesse suscitato dal tuo intervento a I Cerchi del Legno dell'anno scorso, quest'anno per Natale nelle Pievi ho pensato ad una tua performance live a Brescia, il 22 o 23 dicembre. Il tema è il silenzio. Fammi sapere."
Un po' sgomento cerco di riprendermi; vorrei eseguire un mixaggio in tempo reale di una ventina di brani, stratificati su 5-6 tracce stereo, assemblati in tempo reale per creare un racconto. Il mixer ce l'ho, ma un player multipista?
Ne parlo con un altro amico, Piero (Villa), che mi fa: "Guarda, ho qui un ADAT della Alesis, 8 tracce digitali, per le altre tracce inventati qualcosa, un minidisc, un DAT".
Porta a casa l'ADAT, studia il manuale, prepara tutti i cavi, collega il tutto al mixer, collega
il minidisc, collegagli anche un DAT; la parte tecnica è fatta.
Adesso viene il bello: pensa al racconto, cerca i brani che possono andare bene, componi le sequenze, smonta tutto e ricomponi, e prova e riprova.

Insomma, il 23 dicembre, che tra l'altro è il mio compleanno per cui quel sogno è diventato il mio regalo, davanti ad un discreto numero di curiosi, ho dato vita al mio racconto sonoro.


Il viandante, parte alla ricerca del suono.
Incontra vento, stormire di foglie, un pascolo.
Ci sta fino a sera, fino ad ascoltare i suoni della notte.
Una costruzione lontana, quasi un artefatto alieno, entra, ascolta il pulsare della diga, la sua energia pervade l'aria, divampa ovunque.
Fuori ancora c'è vento, e una campana lontana lo attira in una chiesetta.
Incuriosito perlustra un'altra chiesa vicina.
Ma c'è una bambina che è ancora più curiosa di lui, Camilla.
Entra, esce, gli ronza intorno.

"Scusi, cosa stai facendo?"
"Registro i suoni che ci sono nella chiesa"

 

I luoghi oggetto delle registrazioni sono:
  • Azzone e in generale i boschi intorno (il viandante, pioppo, abete, noce, fuoco e vento)
  • San Glisente (vento, mattina e sera)
  • La Valle Rossa, a cavallo tra la Val Cavallina e la Val Seriana
  • Talmassons, in Friuli
  • Le Dighe del Venerocolo e del Pantano
  • Lovere, durante una grande nevicata
  • Monte San Martino, in Trentino Alto Adige
  • La chiesetta dell'Emigrante di Valmaggiore e la chiesetta di Fanovo
Il tutto registrato in digitale usando: microfoni large condenser, microfoni a elettrete, microfoni piezoelettrici, cavi d'acciaio.










Grazie a Lorenzo per il video e le foto.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato e che mi hanno sostenuto.
 

domenica 28 ottobre 2012

Eskimo #02

Come vennero le renne


Le renne mancavano agli uomini e allora uno di essi scavò una profonda buca nel terreno e ne vennero fuori tante, tante che la Terra ne fu quasi coperta. Il buon cibo per gli abitanti era assicurato ed era stato un dono della Terra.

Una volta non c'erano renne sulla Terra.
Ma poi a un uomo venne voglia di questi animali.
Egli scavò una gran buca profonda nel terreno, e da questa vennero su delle renne, molte renne.
Esse uscirono riversandosi sulla Terra, finché questa ne fu quasi coperta.
E quando l'uomo pensò che ce n'erano ormai abbastanza per l'umanità, chiuse la buca.
Fu così che le renne vennero sulla Terra.

da "Il Corvo Bianco. Miti e leggende degli Eschimesi a cura di Silvio Zavatti"

"E quando l'uomo pensò che ce n'erano ormai abbastanza per l'umanità, chiuse la buca."
Tipico della mentalità eschimese, popolo di gente buona, onesta, generosa, sempre sorridente.
Il futuro non esiste, il passato conta poco.
L'eschimese vive nel presente, secondo quanto gli viene offerto dalla giornata che sta vivendo.

domenica 21 ottobre 2012

Fovea Hex - Live@Viote di Monte Bondone


16 Luglio 2008
Con l'amico Ezio in Trentino, doppietta di meraviglie.
Dapprima la presentazione di "Cima Verde", lo splendido paesaggio sonoro che Chris Watson ha raccolto nei pressi di Monte Bondone.
Poi, nel tardo pomeriggio fino a serata inoltrata, il concerto di Fovea Hex.
Naturalmente ho registrato il concerto: Clodagh Simonds mi ha pregato di non pubblicarlo, non era soddisfatta della performance (Colin Potter, complici le birre, ogni poco si allontanava dal mixer e sono capitati 3 o 4 larsen).


Insomma, dopo 4 anni io non sto più nella pelle per condividere questa registrazione, è abbastanza buona, merita.
2 semplici microfoni ad elettrete, il solito minidisc, e via ...
Trovate i brani qui.











sabato 13 ottobre 2012

Il Respiro delle Dighe

E' stato un lavoro lungo: ascoltare ore di registrazioni, selezionare, scartare suoni (a malincuore), estrarre il respiro della macchina-diga.
L'amico Luís Antero ancora una volta mi regala spazio sulla sua netlabel.



Dighe, scaricabile gratuitamente qui.


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01
Si Sale
Siamo saliti alla diga del Venerocolo a piedi, il field recording richiede fatica.
Arriviamo al rifugio alle 12.30 di lunedì 4 luglio; subito un bel pranzo ristoratore, con zuppa d’orzo e polenta e capriolo; vino rosso.
Nel pomeriggio le prime riprese e le prime prove di registrazione.
Martedì  i guardiani ci hanno fatto provare l’ebbrezza del viaggio in funivia. Alla stazione i potenti rumori elettrici intonano la loro canzone.
Da qui in poi la diga del Venerocolo ci offre tutta la sua policromia di suoni.
Periodicamente vengono verificati gli organi di scarico di fondo, ed un’enorme quantità d’acqua versata a valle; è un test che garantisce che tutto funzioni correttamente se fosse necessario svuotare con urgenza la diga.
La sicurezza non basta mai, se gli organi elettrici dovessero fallire, una pompa diesel è pronta ad intervenire.
All’interno le perdite d’acqua sono convogliate in stramazzi, misurate e tenute sotto controllo.
Risalendo la montagna si arriva al fronte del ghiacciaio, che dona la sua acqua convogliandola in bocche, suggestive grotte di ghiaccio ricoperte di massi. In zona eseguiamo un po’ di registrazioni. Aspettiamo che alcuni dei grossi massi cadano dall’alto del fronte di ghiaccio.
L’acqua è troppo preziosa per essere gettata via: l’eccesso della diga del Pantano viene convogliato al Venerocolo da una lunga condotta sotterranea, scavata nella roccia; nei punti di controllo è visibile tramite un cunicolo.
L’aria della condotta, sotto la pressione dell’acqua, produce sbuffi periodici.
Torniamo dentro il Venerocolo: la diga è suddivisa in elementi, collegati tra loro da un lungo tunnel: ogni elemento ha il suo stramazzo.
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Organi di Fondo
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Pompa Diesel
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Stramazzi EL6
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Bocca del Ghiacciaio
06
Cunicolo
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Sbuffo d'Acqua
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Vento
09
Motori Esterni
10
Canale di Collegamento
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Ancora Vento
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Stramazzi EL5
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Tunnel-Posizione 23
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Elementi 4-5
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Venerocolo-Lavedole-Pantano
Dopo un’intera mattinata dentro la diga del Venerocolo alla ricerca di racconti sonori che solo lei può conoscere, un panino, e via, discesa in funicolare fino allo smistamento di Lavedole e da lì risalita al Pantano.
Due i protagonisti: l’enorme diga e Giacomo, il loquace guardiano, anziano di 23 anni di guardiania.
Racconti dettagliati delle mille e più operazioni e monitoraggi necessari per mantenere vivo ed efficiente l’organismo–diga.
E … all’interno c’è da rimanere a bocca aperta, 32 elementi, l’Elemento 18, il cuore della diga: pompe, saracinesche, manometri, pressostati e altro ancora; la diga respira e pulsa.
Prima di tornare al rifugio, Raffaele ci fa un ultimo regalo, un test della sirena d’emergenza: nulla viene dato per scontato.
16
Il Respiro della Diga
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Il Cuore della Diga
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Sirena
19
Turbina
Ultimo giorno, la centrale del lago Benedetto.
Con due diverse funicolari Pierluca ci porta giù ai due alternatori da 12 MWatt ciascuno.
Tutta l’acqua raccolta dalle dighe viene convogliata alle turbine dalle condotte forzate, la centrale è l’ultimo anello di tutta la catena: la potenza dell’acqua finalmente diventa energia elettrica.
Qui tutto è sotto controllo, le lancette e il display degli strumenti inchiodati con precisione millimetrica.
Visita alla condotta forzata: 400 metri di salto, scavato nel ventre della montagna, con tanto di camminatoio a lato per l’ispezione; un totale di 1700 gradini, che si percorrono in circa 40 minuti.
Il portellone di ferro, spesso una spanna, che chiude la galleria conclude con uno schianto la nostra incredibile avventura.

lunedì 6 agosto 2012

Viaggio fonografico

In giro per i boschi ed i prati intorno a Schadnerhof
Vento, insetti, aerei, cinguettii; un trattore, voci umane, un uccello si fa sentire da lontano.
E ancora: quattro torelli curiosi si avvicinano, mentre da lontano qualcuno taglia delle travi e le carica su un furgone.
Il tutto raccontato in 14 minuti.

 

domenica 29 luglio 2012

Ancora musici!

Il giorno dopo, temporale.

Ma la serata sarà allietata stavolta da quattro goliardoni: il chitarrista di ieri, ben due fisarmoniche e addirittura un contrabbasso.



sabato 28 luglio 2012

La musica dal bosco

A spasso con Stella, microfoni e registratore. Saranno state le 8, dopo cena.
Grilli, cicale, passa un auto, un aeroplano.
Da lontano arriva, portato dal vento, la musica di un trombone e una fisarmonica; mi fermo e registro un po'.
Che faccio, vado a vedere di che si tratta? Certo!
Arrotolo i cavi in fretta e furia, raccolgo la strumentazione, un fischio a Stella e giù per lo sterrato alla ricerca della sorgente di allegria.


Eccoli, 3 goliardoni, trombone, chitarra e fisarmonica.
Chissà perché mi parlano prima in tedesco e poi in inglese. Va beh, siamo in Alto Adige tutto sommato.
Solo il giorno dopo scopro che eravamo tutti quanti italiani!





Resto un po', poi torno a Schadnerhof, mi metto sulla panchina fuori dalla chiesetta e registro ancora un po'.

La luna intanto è sorta, e i miei pensieri vagano lontano.

Qui i suoni di quella sera.






domenica 5 febbraio 2012

Dighe!


Venerdì, 3 giugno 2011 
Dopo una prima escursione esplorativa il 3 giugno 2011, il 4 luglio siamo tornati, Lorenzo, Ezio ed io, per documentare in video e audio le dighe del Venerocolo e del Pantano. Quattro indimenticabili giorni al Rifugio Garibaldi.
Lunedì, 4 luglio 2011
Cominciamo bene, nell’aprire la penna è esplosa… inchiostro dappertutto!
Arriviamo al Garibaldi verso le 12.30, pranzo con zuppa d’orzo e polenta e capriolo. Non manca qualche bicchiere di vino rosso.
Prendiamo possesso della stanza, riposiamo un po' e si comincia.
Purtroppo subito scopro che il DAT non va, tutto il pomeriggio va perso in prove e tentativi di farlo ripartire.
Al ritorno il Tascam riprenderà a funzionare correttamente, probabilmente un problema di pressione ad alta quota.
Decido che da domani userò il Minidisc, sperando che almeno quello non mi abbandoni; provvidenzialmente pochi minuti prima di partire ho infilato nello zaino l'NH900 e un po' di microfoni ad elettrete.

Martedì, 5 luglio 2011
I ragazzi della diga sembrano ben disposti nei nostri confronti, ci fanno assistere al loro lavoro,
che consiste nel testare motori e pompe da utilizzare in caso di emergenza.
Ci fanno anche fare una discesa e una salita con la funicolare.
Dopodiché ci separiamo, Ezio ed io ritorniamo in zona ghiacciaio per eseguire un po’ di registrazioni.
Speriamo che due grossi massi cadano dall’alto del fronte di ghiaccio, ma nonostante la pazienza non succede nulla.
Altre due penne “scoppiano” e verso sera la videocamera comincia a funzionare male, lo zoom non va.
Dopo cena i ragazzi della diga salgono al rifugio: ci raccontano un po’ di cose riguardo le dighe che mai avrei immaginato.
Poi si comincia a discutere dell’episodio di Carlo Giuliani e gli animi si accendono.

Mercoledì, 6 luglio 2011
La giornata si preannuncia piena di eventi interessanti: la mattina abbiamo libero accesso alla diga del Venerocolo per costruire un po’ di ambienti sonori, il pomeriggio si partirà per la diga del Pantano.
Dopo qualche episodio a tre (io, con l’aiuto di Ezio, raccolgo suoni e Lorenzo mette su nastro le immagini delle operazioni dei due guardiani), ci separiamo.
Ezio ed io, mentre Lorenzo filma altrove, battiamo la diga in lungo ed in largo, alla ricerca di racconti sonori che solo la diga può conoscere.
Passa così l’intera mattinata.
Un panino, e via, discesa in funicolare fino allo smistamento di Lavedole e da lì risalita al Pantano.
Qui facciamo due conoscenze: l’enorme diga (enorme rispetto a quella del Venerocolo) e Giacomo, il loquace guardiano, anziano di 23 anni di guardiania.
Prima all’esterno, poi all’interno mentre Lorenzo procede con le sue riprese, racconta ad Ezio e a me nei dettagli le mille e più operazioni e monitoraggi necessarie per mantenere vivo ed efficiente l’organismo–diga.
All’interno c’è da rimanere a bocca aperta, l’Elemento 18, il cuore della diga, potrebbe fungere da parcheggio per un numero imprecisato di TIR e, anche se vanno via via rimpicciolendosi a partire dal centro verso l’esterno, gli elementi sono 32!
A malincuore Giacomo ci saluta, avrebbe ancora centinaia di cose da raccontarci, ma non è detto che non dedichiamo una giornata per andare a trovarlo.
Concludiamo la giornata fonografica cercando di catturare il respiro della diga del Venerocolo, piazzando i microfoni a contatto sulle ringhiere del sopra-diga.
Dopo cena tornano al rifugio i due guardiani, Raffaele e Pierluca, ed insieme ai due ragazzi del soccorso alpino giunti in giornata, intorno ad abbondante punch caldo, intavoliamo una bella chiacchierata di quelle che nascono ai rifugi.
L’argomento principe? Beh, a nessuno interessava il calcio.

Giovedì, 7 luglio 2011
Oggi è il giorno della centrale del lago Benedetto.
Con due diverse funicolari Pierluca ci porta giù ai due alternatori da 12 MWatt ciascuno.
Qui purtroppo (e per fortuna) tutto è sotto controllo e fila liscio come l’olio, nessun evento eccezionale, nessun allarme, le lancette e il display degli strumenti inchiodati con precisione millimetrica.
All’interno della centrale raccogliamo immagini e suoni finché convinciamo Pierluca a farci ascoltare-vedere la condotta forzata: 400 metri di salto, scavato nel ventre della montagna, con tanto di camminatoio a lato per l’ispezione; un totale di 1700 gradini, che si percorrono in circa 40 minuti.
La sequenza del portellone di ferro, spesso una spanna, che chiude la galleria conclude con uno schianto la nostra incredibile avventura.
E’ tempo di tornare a casa, a lavorare di editing.

mercoledì 26 ottobre 2011

Apropos 8 ottobre

Nello studio delle Telecomunicazioni si inciampa in un bel po' di discipline matematiche e non. Una di queste è la "Teoria dei fenomeni aleatori". 
A parte questo la mia formazione scientifica, anzi, ingegneristica, mi ha portato ad una mentalità poco incline alle coincidenze ed alle superstizioni.
Tuttavia ...







SILENT WATERS concert program
Subject: SILENT WATERS concert program
From: Petri Kuljuntausta (petriear@nic.fi)
Date: Wed Oct 09 2002 - 06:50:49 EDT
 

Hello,
thank you all who sent submissions for the SILENT WATERS concert.
The whole happening went so nicely, that perhaps we'll do the concert again
at some other town.

Some fine submissions arrived too late for inclusion, unfortunately, but I
will play these pieces in the future concerts. The first possibility is at
the new Praxis club [see: www.anoema.com/praxis] on Thursday 10th October.
Keith Rowe and Oren Ambarchi, among others, will perform at the main stage
but for the Praxis club's lobby hall performance I am going to curate a
selection of electronic music works.

The SILENT WATERS concert program below.
all the best, petri


SILENT WATERS
water concert at the Film Theatre Orion
Eerikinkatu 15-17, Helsinki.
October 8th 2002, 10am - 3pm

Silent Waters public seminar
10:00 Opening speech
        - Silja Sarkkinen, organizational head of the Finnish Foundation for Nature Conservation.
10:10 Does the fishes hear? Underwater noise grows in Finland too.
        - Hydrologist Jukka Seppänen, Jyväskylä University, Department of biology and environmental science.
10:40 Sounding water drops. Shapes and structures of sound in water drops.
        - video works by Alexander Lauterwasser.
10:50 Sounds of the fishes
        - recordings of Sture Palmér.
11:00- Silent Waters concert
        - Water and sea sounds, international sound works and water-based compositions. Four-hour long concert curated and performed by composer Petri Kuljuntausta.

Silent Waters concert
11am
marine mammal fund [usa]: killer whale
jeremiah moore [usa]: subgump [2002]
david rothenberg [usa]: language of water [2002]
annette vande gorne [belgium]: eau [1984]
carlo giordani [italy]: a new kind of water [2002]
paulina sundin / jens hedman [swe]: currents: water [1998]
rilo chmielorz [germany]: palimpsest on water [1993]
richard lerman [usa]: the pool of st. helen [1992]
petri kuljuntausta [fin]: london soundscapes: trafalgal square [2000]
claude schryer [canada]: océano [1996]
marine mammal fund [usa]: bowhead whale and bearded seal

12:00am
thomas gerwin [germany]: corrente… [1998]
hildegard westerkamp [can]: kits beach soundwalk [1989]
petri kuljuntausta [fin]: helsinki sound: market square [2000]
andra mccartney [can]: textures [2001]
bernard fort [canada]: étude sous la pluie [1997]

claude schryer [canada]: naturaleza [1996]
veikko eskolin [fin]: avaruuskonstruktio [1963]
petri kuljuntausta [fin]: farm suite: at the well [1999]
petri kuljuntausta [fin]: london soundscapes: thames [2000]
phil morton [uk]: cold bath & hot bath [2002]
giuseppe rapisarda [italy]: almaquae [2001]
marine mammal fund [usa]: humpback

1:00pm
brian garbet [canada]: ritual [2001]
agnieszka waligórska [pol]: reflections of a fountain [1999]
richard lerman [usa]: boat pieces [1994]
petri kuljuntausta [fin]: lux in tenebris [1995]
peter koniuto [usa]: fata morgana [2002]
john coutanche [canada] waterworks [2002]
marc pira [germany]: fifteen drops [2001]
bernard fort [canada]: la grive des bois [1997]
tom ahola [finland]: deep sea tribe [1999]

werner cee [germany]: wetter (excerpt) [2001]
antti rönkkö [fin]: nimetön [2002]
juhana moisander [fin]: alisen lauluja [2002]
ilkka janatuinen [fin]: pupulplup [2002]
meri siitonen [fin]: viemärisonata [2002]
distorsio genus [fin]: pingpongsong [2002]
marine mammal fund [usa]: narwhal whale

2pm
rob weale [uk]: bubbles [2000]
sawako [japan]: mizumiz [2002]
egø [italy]: calle & gradini [2002]
andrew hayleck [usa]: crabs [2002]
anders östberg [sweden]: water sound [2002]
ben minto [uk]: water: cave ambience, river, waterfall, waves [2002]
rihmasto [fin]: café ursula [2001]
pekka sirén [finland]: wind song [1999]

petri kuljuntausta [fin]: stalactite cave [1999]
frank corcoran [irland]: sweeney's vision (excerpt) [1997]
petri kuljuntausta [fin]: london soundscapes: st james park lake [2000]
hildegard westerkamp [can]: talking rain [1998]
marine mammal fund [usa]: beluga whale

domenica 16 ottobre 2011

8 ottobre 1981 - 8 ottobre 2011

Settimana scorsa, l'8 ottobre, la mia mammina se n'è andata.
È stata una mamma fortunata, tre figli ognuno a modo suo artisti, sempre vicini e presenti.
E noi siamo stati fortunati per l'amore che ci ha dato, per le buone cose che ci ha tramandato, per i manicaretti che ci ha sempre cucinato. In fondo anche lei era un'artista (di lato una sua foto ai fornelli in montagna, un po' di anni fa).
I medici, dopo alcune settimane di ospedale, erano sorpresi della sua straordinaria resistenza, ma nei giorni precedenti prendeva forma il suo disegno finale: morire lo stesso giorno in cui è morto mio padre, a 30 anni di distanza.
Ora è con lui, gli racconterà di questi ultimi trent'anni.
È tempo di piangere un poco, poi tornerà il sorriso, ricordando le belle giornate trascorse insieme in montagna.

Colgo l'occasione per ringraziare il personale medico e paramedico del reparto Cardiologia degli Spedali Civili di Brescia; voglio testimoniare la professionalità e soprattutto l'umanità con cui è stata trattata mia madre. In particolare un caro saluto a Nicola, Camilla e Christian.

domenica 12 giugno 2011

Il principio di indeterminazione di Heisenberg

Luís Antero, dopo avermi ospitato in una trasmissione radiofonica (OCDS | emissão 22 | 2011.01.03/2011.01.08 (RUC) | paisagens sonoras fluviais), ha pubblicato il 10 giugno (ma guarda che combinazione!) un mio CD liberamente scaricabile.
Io non amo raccontare e spiegare il senso dei suoni che registro e propongo; Luís ha ascoltato con attenzione e colto lo spirito di questo insieme di location recordings.
A partire dalla copertina (una mia fotografia scattata a Nova Ponente) con la scritta che la "disturba"; poi coglie una domanda di Camilla, la bambina del 2° brano, e la trasforma nella frase "As crianças correm, riem, interessam-se pelo trabalho do fonografista e perguntam-lhe o que está ele a fazer. A gravar paisagens sonoras rurais de Itália, poderia ser a resposta." I bambini corrono e ridono e sono interessati al lavoro del fonografo e gli chiedono che cosa sta facendoRegistro i paesaggi sonori rurali d'Italia, potrebbe essere la risposta

E aggiunge in coda una nota del mio curriculum.





domenica 12 dicembre 2010

Val Vertova

L'11 Settembre l'amico Luca ed io abbiamo fatto un altro viaggio fono-fotografico, stavolta in Val Vertova.




Luca ha inseguito le luci della piccola e suggestiva valle, realizzando un bel po' di fotografie. Io ho piazzato i microfoni qua e là, cercando di catturare le belle sonorità del torrente.
Il risultato in questo breve "video".


Val Vertova 2010

venerdì 27 agosto 2010

Siamo tornati

Il 19 Luglio Ezio ed io, accompagnati dalla fedele Stella, siamo tornati a San Glisente; abbandonata la Panda a circa 1000 metri abbiamo camminato fino alla malga Stabicò, dove abbiamo lasciato una copia del CD a Gianni, il casaro fautore, con i suoi suoni, del brano "Latte". 




Dopo un breve spuntino siamo saliti fino al bivacco




 e, nel pomeriggio abbiamo raggiunto la colma.



L'album fotografico qui  

giovedì 10 giugno 2010

Buon compleanno, Francesco



18 anni fa nasceva mio figlio Francesco.
6 settimane dopo, a causa di una rara malformazione congenita, moriva.
La morte di un figlio per un genitore è una sorgente inestinguibile di dolore.
Per un lutto ho sentito molti, perfino persone anziane che avevano di recente perso il partner, inveire: "Che diritto aveva Dio di portarmelo via".
Io mi sono posto due domande: "Perché Francesco è rimasto qui così poco?", "Per quale motivo sono stato sottoposto ad una prova così dura?".
Ho ricevuto da altri e da me stesso un po’ di risposte, e tutto ciò mi ha cambiato; ho iniziato a vedere il mondo e la mia esistenza in modo diverso, a considerare in modo differente i valori della vita, il bene, il male, a cercare alcune spiegazioni e soprattutto a non cercarne altre.
È un cammino che percorro ogni giorno, a volte inciampo e questo figlio che non ho avuto mi sorregge.

Buon compleanno, Francesco; per anni ho sperato che, come per incanto, ti presentassi alla mia porta e mi dicessi: “Ciao papà, ho dovuto stare via, ma ora sono tornato”.
Non succederà, ci incontreremo, ma nel tuo mondo.

P.S. Ho voluto aggiungere un'immagine a questo post. E' uno dei loghi dei Sigur Rós, non credo ne avranno a male, sono bravi ragazzi e capiranno.