domenica 30 novembre 2008

San Glisente

13 Agosto 2008
Finalmente ho terminato un breve diario delle 2 giornate passate con il mio amico Ezio sui monti sopra Berzo ed Esine.



Partiamo con la Campagnola (sì, una Fiat Campagnola diesel del 1965), Ezio ed io, salutato Luca che forse invidia un po' la stramba avventura dei due amici.
Una decina di minuti tra i boschi, poi ci fermiamo a fissare i microfoni ad elettrete alle barre della Campagnola, ansiosi di verificare il risultato sul minidisc.
Un'altra ora tra i boschi: larici ed abeti divelti dal recente uragano. Sono stupito dalla potenza della natura, dalla determinazione con cui si toglie dai piedi il "troppo".
Senza tanti complimenti il vento ha sradicato centinaia di piante, ingombrando i sentieri che portano su.
Grande lavoro di motosega e tanta legna per l'inverno.
Arriviamo alla Malga Stabicò: acqua fresca, profumo di latte, di erba, di mucche, di aria fresca.

Inizia adesso il tratto a piedi, Ezio di gran carriera.

Quaranta, cinquanta minuti ed ecco il bivacco di S. Glisente. Credevo di sapere, come altre volte è successo e succederà, ma la realtà è stata superiore alle aspettative: un orizzonte da mancare il fiato in ogni direzione, un silenzio assoluto modulato dai muggiti lontani, vento, grilli, cicale finalmente padroni del suono, zittiti i soliti rumori degli esseri umani.

Procediamo ad un frugale spuntino dividendo pane, salame, prosciutto e birra.

Siamo fuori dal mondo.

Allestiamo microfoni e registratore: Ezio è meravigliato di quello che riusciamo a captare e immagazzinare.

Si offre di tornare alla malga da solo a prendere un po' di formaggio, per permettermi di continuare a registrare.
Intanto stendo il cavo d'acciaio per i microfoni a contatto e procedo in parallelo con le due linee di registrazione.
Finalmente torna Ezio.

Spostiamo più volte i microfoni per cambiare il punto di vista, o meglio di ascolto, visitiamo la cripta del santo, tagliamo un po' di legna.

E per fortuna.

Il maltempo, dopo uno spettacolare prologo di fulmini e tuoni, si scatena con una pioggia dapprima modesta, via via sempre più convinta.

Al riparo dalle forze della natura, scaldati dal camino che fino ad un'ora fa sembrava inutile, procediamo ad un secondo spuntino.

Sono ormai le 10.30, ma questa cenetta a lume di candela proprio ci voleva.

La ricotta ed il "primo sale" della Malga Stabicò hanno un gusto pesante di latte d'altri tempi. Solo ci manca il vino, è la nostra prima cena analcolica da chissà quanto tempo.

Ezio ed io incrociamo racconti goliardici con ricordi di musica con ricordi di amici, i racconti si mischiano ed emergono coincidenze di tutti i tipi.
Intanto il temporale avanza, ma siamo ben al riparo e anche al calduccio.
Tralascerò di raccontare della movimentata notte: il buon Ezio, se disturbato dal mio russare, era comandato a svegliarmi; morale: tra il mio russare ed i suoi spintoni entrambi abbiamo benedetto il Signore che le 5 del mattino sono arrivate in fretta.
Esco spinto dalla curiosità di vedere a che punto è l'alba: rimango colpito da un freddo così intenso che nonostante sia vestito di tutto punto e avvolto nel sacco a pelo, comunque batto i denti per 10 minuti. Non provavo un freddo così da anni.

Arriva l'alba, ma troppe nuvole la coprono rovinandone l'effetto.

Un vento freddo e pungente ci costringe a rintanarci nel bivacco, per consumare una colazione un po' inusuale per l'orario: pane, speck e formaggio, e latte munto la sera prima intiepidito sul bordo del camino.

Indugiamo ancora un po', riflettendo sul da farsi, dopodiché decidiamo che possiamo considerare conclusa la missione a S. Glisente.
Salutiamo la montagna e ringraziamo il bivacco che ci ha protetto, e ci incamminiamo verso la Malga Stabicò.

Durante la camminata troviamo parecchi cespugli di mirtilli, freschi della temperatura mattutina e bagnati di rugiada.

Ehi, finire la colazione a mirtilli appena raccolti alle 7 del mattino è un'esperienza da provare!

Arriviamo alla cascina con molto anticipo sulla partenza delle mucche per il pascolo, per cui abbiamo tutto il tempo per goderci il paesaggio circostante e per tornare a prendere altri mirtilli.

Finalmente le mucche escono. Dolce animale, buono e mansueto che ci dai il latte da cui ricaviamo centinaia di prelibatezze. Mi sento in colpa per essere un carnivoro così accanito.

E' una policromia di suoni: muggiti, campanacci, versi dei mandriani, abbaiare di cani.

Il rito di ogni mattino si compie, ed io ne raccolgo i suoni per mantenerne il ricordo.
Mentre controllo che la registrazione proceda bene, Ezio intercede per me con il Gianni, il casaro della cascina, che mi consentirà di effettuare una registrazione anche all'interno della cascina stessa.
Rimaniamo ancora un po' a goderci il paesaggio sonoro, poi ci dividiamo: Ezio torna a S. Glisente (lo sbadato ha dimenticato il cellulare), io entro in cascina con il Gianni ed inizio a sistemare gli attrezzi per una nuova registrazione.
Nel frattempo il Gianni mi spiega la sua arte: con gesti per lui noiosi e ripetitivi, per me nuovi ed interessanti, prepara la base dei suoi prodotti caseari.
Gli faccio notare che detto così non ci capisco granché, che devo assaggiare per comprendere. Il Gianni capisce l'antifona e mi fa assaggiare di tutto, dal latte alla ricotta al primo sale al formaggio stagionato.

Torna Ezio; ed è ora di rientrare.

Salutiamo e ringraziamo.

La fedele Campagnola di Ezio riprende la marcia verso valle.

Ezio mi gioca anche un paio di tiri mancini: per vendicarsi delle mie ronfate notturne prende qualche curva un po' allegramente, con l'evidente intento di spaventarmi e, perdio!, ci riesce.
Provate voi a star seduti su una campagnola imbizzarrita in discesa con una pendenza superiore al 40%! Arriviamo a Esine carichi e gasati più che alla partenza.

E' stata un'esperienza bellissima, che mi auguro di poter ripetere. Grazie Ezio.

3 commenti:

Berardi Stefano ha detto...

Spero vivamente che la prossima volta non vi dimentichiate di me!

Carlo ha detto...

Caro Stefano, salta anche tu sul bastimento.
Più idee ci sono, più materiale produciamo

Anonimo ha detto...

Vera arte narratoria.
Passami la battuta, un vero inno al colesterolo!!!
Come ben sai sempre pronto.
Luca.